Ci sono cocktail che non hanno bisogno di presentazioni. Negroni, Manhattan, Margarita, Spritz: nomi entrati nella cultura del bere e diventati punti di riferimento per generazioni di bartender.
Un grande classico, però, non deve necessariamente rimanere immobile. Può diventare un punto di partenza, conservando qualcosa della propria identità e aprendosi allo stesso tempo a ingredienti, profumi e combinazioni completamente nuovi.
È da questa idea che nasce parte della nuova drink list di UGO Cocktail Bar – Bistrot, in Via Corsico sui Navigli: cocktail conosciuti cambiano prospettiva e diventano tappe di un viaggio che attraversa pianeti, distillati e sapori.
Mars: il Negroni secondo UGO
Il viaggio può iniziare da uno dei cocktail italiani più riconoscibili: il Negroni.
Nel Mars, UGO mantiene alcuni dei suoi riferimenti fondamentali – Bombay Dry Gin, Campari e vermouth dolce – ma introduce banana e tè Oolong. Due elementi che spostano il drink verso un territorio diverso senza cancellarne completamente le origini.
Il risultato nasce proprio dal contrasto tra qualcosa di familiare e qualcosa di inatteso. Il Negroni rimane il riferimento, ma il percorso cambia. Non a caso, nella drink list viene presentato come un Negroni con un twist marziano.
Mercury: un Manhattan visto al contrario
Anche il Manhattan appartiene a quella categoria di cocktail immediatamente riconoscibili per struttura e carattere. Su Mercury, però, le proporzioni e gli ingredienti prendono un’altra direzione.
Il Mercury è costruito con J.W. Black Label Whisky, Punt & Mes Vermouth e Sherry Pedro Ximénez, accompagnati da menta e finocchio selvatico.
UGO lo definisce un Reverse Manhattan. Il riferimento al classico rimane evidente, mentre vermouth, sherry e componente aromatica costruiscono una personalità propria. È un esempio di come una ricetta storica possa diventare la base per qualcosa di contemporaneo senza perdere il legame con ciò che l’ha ispirata.
Neptune: la Margarita cambia paesaggio
Tequila e lime bastano per evocare immediatamente un altro grande classico: la Margarita.
Nel Neptune, Espolòn Tequila e lime incontrano betulla e mirtillo selvatico. La struttura conosciuta diventa così il punto di partenza per un cocktail che porta nel bicchiere ingredienti decisamente meno prevedibili.
È forse qui che il concetto della drink list emerge con maggiore chiarezza. Non si tratta di cambiare un cocktail soltanto per renderlo diverso, ma di utilizzare una struttura riconoscibile per esplorare un’altra direzione.
Earth: il Mezcal Mule torna alle radici
Nel passaggio sulla Terra, il viaggio cambia ancora carattere.
Earth parte dall’idea del Mule, ma utilizza Mezcal Verde insieme a ginger, tè Sencha e Matcha, lime e soda. La componente affumicata del mezcal incontra così la freschezza del lime, la nota pungente dello zenzero e il carattere vegetale del tè.
Il riferimento è il Mezcal Mule, ma ancora una volta UGO non si limita a riprodurne la struttura. Il cocktail viene reinterpretato attraverso ingredienti che ne definiscono una nuova identità.
Jupiter: un’altra idea di Spritz
Pochi cocktail sono legati alla cultura italiana dell’aperitivo quanto lo Spritz. Proprio per questo reinterpretarlo significa confrontarsi con qualcosa che tutti pensano di conoscere.
Con Jupiter, UGO prende una strada molto diversa dalle versioni più diffuse. Nel bicchiere troviamo vermouth bianco, crisantemo e sidro di mela e pera.
Rimane l’idea di un drink immediato e conviviale, ma cambiano completamente i riferimenti aromatici. È uno Spritz che utilizza la familiarità della sua struttura per portare verso sapori meno scontati.
Saturn: la Colada cambia orbita
Anche la Colada possiede un immaginario molto preciso. Rum e cocco bastano quasi da soli a richiamarlo.
Nel Saturn, Santa Teresa Rum e cocco rimangono al centro della composizione, ma vengono affiancati da popcorn, mais morado e lime.
La parte tropicale incontra così note completamente diverse, mantenendo un legame con il cocktail di partenza senza trasformarlo in una semplice variazione della ricetta originale.
È probabilmente uno degli esempi più immediati della filosofia della drink list: riconoscere qualcosa e, subito dopo, accorgersi di essere arrivati altrove.
Non solo reinterpretazioni: i cocktail di UGO
La Cocktail 2026 Odyssey non si limita a rileggere i grandi classici. Ogni drink è inserito all’interno di un percorso più ampio, dove pianeti e ingredienti costruiscono una sorta di viaggio attraverso modi differenti di bere.
Accanto a Mars, Mercury, Neptune, Earth, Jupiter e Saturn troviamo altre creazioni come Venus, preparato con Ginarte Dry Gin, rosa, foglia di fico e acqua tonica, e Uranus, dove vodka, Amaro Nonino, caffè e amarena reinterpretano il mondo dell’Espresso Martini.
Ci sono poi gli UGO’s Classics e una selezione alcohol free, a conferma di una drink list che non segue un’unica direzione ma lascia spazio a esperienze molto diverse tra loro.
Bere un cocktail sui Navigli, partendo da qualcosa che conosci
Ordinare un cocktail classico ha qualcosa di rassicurante. Sappiamo più o meno cosa arriverà e quali sensazioni aspettarci.
Una reinterpretazione parte dalla stessa familiarità, ma introduce una possibilità diversa: riconoscere l’origine del drink e scoprire, sorso dopo sorso, dove è stato portato.
Da UGO Cocktail Bar – Bistrot, sui Navigli di Milano, questa idea diventa il filo conduttore di una parte importante della drink list 2026.
Dal Negroni di Mars allo Spritz di Jupiter, passando per Margarita, Manhattan, Mule e Colada, i grandi cocktail non vengono dimenticati. Diventano coordinate da cui partire per andare un po’ più lontano.








