Ci sono cocktail che hanno attraversato generazioni senza perdere la propria identità. Il Margarita è uno di questi. Fresco, deciso, immediatamente riconoscibile, ha costruito la propria storia attorno a un equilibrio tanto semplice quanto difficile da perfezionare.
Ma cosa succede quando si prende un grande classico e lo si porta in una direzione completamente diversa?
Nella nuova Cocktail Odyssey 2026 di UGO, il Margarita diventa il punto di partenza per un viaggio verso Nettuno. Un cocktail che conserva il carattere della tequila, ma introduce ingredienti meno prevedibili: betulla e mirtillo selvatico.
Il risultato è Neptune, un’interpretazione originale che esplora il rapporto tra freschezza, frutta e note botaniche.
Il Margarita: un classico che lascia spazio alla creatività
Il Margarita è uno dei cocktail a base di tequila più conosciuti al mondo. La sua struttura tradizionale combina tequila, liquore all’arancia e lime, creando un equilibrio tra componente alcolica, dolcezza e acidità.
È proprio questa struttura a renderlo interessante per la miscelazione contemporanea.
Un Margarita ben preparato non dipende da una lunga lista di ingredienti, ma dalla precisione con cui vengono bilanciati. Cambiare uno degli elementi significa modificare il carattere dell’intero cocktail.
Per questo motivo, reinterpretarlo richiede qualcosa di più della semplice aggiunta di un aroma insolito. Serve un’idea capace di mantenere un legame con l’originale e, allo stesso tempo, costruire una nuova identità.
Neptune: quattro ingredienti, una nuova direzione
La ricetta di Neptune, presente nel menu 2026 di UGO, riunisce quattro ingredienti:
Espolòn Tequila, betulla, mirtillo selvatico e lime.
La tequila rappresenta il collegamento più diretto con il Margarita tradizionale. Il lime mantiene il riferimento alla sua caratteristica freschezza agrumata.
Sono però gli altri due ingredienti a rendere interessante questa interpretazione.
Il mirtillo selvatico introduce una componente fruttata dal carattere intenso, mentre la betulla apre la strada a una dimensione botanica meno comune nella miscelazione.
L’idea non è riprodurre il Margarita originale con un colore diverso, ma utilizzare alcuni dei suoi elementi fondamentali per esplorare un profilo aromatico nuovo.
Il mirtillo selvatico nella mixology contemporanea
La frutta ha sempre avuto un ruolo importante nella preparazione dei cocktail, ma non tutti gli ingredienti fruttati si comportano allo stesso modo.
Il mirtillo selvatico, in particolare, possiede un’identità aromatica riconoscibile. Rispetto a frutti dal carattere più delicato, può contribuire con note intense e una componente acidula che si presta a essere accostata ai distillati.
In un cocktail a base di tequila, questo tipo di ingrediente permette di esplorare combinazioni differenti rispetto ai tradizionali riferimenti agrumati.
Anche il colore diventa parte dell’identità visiva del drink.
Nettuno si presenta infatti con una tonalità rossa intensa, servito in un bicchiere basso dal bordo decorato. Una scelta essenziale, nella quale il colore del cocktail rimane protagonista.
La betulla: un ingrediente botanico fuori dagli schemi
Tra gli elementi più particolari della ricetta di Nettuno compare la betulla.
È un ingrediente che richiama un universo aromatico diverso da quello normalmente associato al Margarita: quello delle piante, dei boschi e delle note botaniche.
Nella mixology contemporanea, ingredienti di questo tipo possono diventare strumenti interessanti per costruire nuove sfumature aromatiche.
La loro presenza non deve necessariamente dominare il cocktail. Può invece contribuire a creare profondità e a collegare ingredienti che, sulla carta, sembrano appartenere a mondi differenti.
Nel caso di Neptune, la betulla fa parte di una combinazione che unisce tequila, lime e mirtillo selvatico in una ricetta lontana dalle interpretazioni più convenzionali del Margarita.
Dal Margarita a Nettuno: la Cocktail Odyssey 2026
La nuova carta di UGO nasce attorno a un’idea precisa: trasformare alcuni riferimenti della cultura del cocktail in un viaggio attraverso un universo immaginario.
Ogni pianeta diventa il nome di una creazione, mentre le ricette reinterpretano strutture e ispirazioni differenti.
Per Nettuno, il riferimento al Margarita è dichiarato direttamente nel menu, attraverso la frase:
“On Neptune, the Margarita goes deep.”
Una descrizione breve che racconta bene lo spirito del cocktail: partire da qualcosa di conosciuto e spingersi verso territori meno familiari.
È un approccio che permette di mantenere un dialogo con i grandi classici senza limitarsi a riprodurli.
Dove provare un Margarita rivisitato a Milano
Milano offre numerose possibilità a chi ama la cultura del cocktail. Dai grandi classici alle interpretazioni contemporanee, la città continua a essere un punto di riferimento per chi cerca nuove esperienze di miscelazione.
Nel quartiere Navigli, questa varietà si incontra con una delle zone più frequentate della vita serale milanese.
Da UGO Cocktail Bar – Bistrot, in Via Corsico, la proposta comprende cocktail classici e creazioni originali, accompagnati da una selezione di vini e dalla cucina bistrot.
Per chi cerca un Margarita a Milano ma desidera provare qualcosa di diverso dalla ricetta tradizionale, Nettuno rappresenta una delle interpretazioni presenti nella nuova Cocktail Odyssey.
Un cocktail che mantiene la tequila al centro della ricetta e costruisce attorno a essa un’identità particolare, attraverso ingredienti botanici e fruttati.
Un Margarita che guarda oltre il classico
I grandi cocktail continuano a essere reinterpretati perché possiedono una caratteristica fondamentale: una struttura abbastanza solida da rimanere riconoscibile, ma sufficientemente versatile da lasciare spazio alla creatività.
Nettuno nasce proprio da questa possibilità.
La tequila e il lime conservano il legame con il Margarita. Il mirtillo selvatico e la betulla introducono un linguaggio differente, dando vita a una ricetta con una propria personalità.
È una delle tappe della Cocktail Odyssey 2026 di UGO, dove ogni drink racconta un modo diverso di interpretare la cultura della miscelazione.
E questa volta, il viaggio arriva fino a Nettuno.









